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Perché lavorare con un autore indipendente?

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Il lavoro del traduttore editoriale, si sa, inizia molto prima di mettere mano alla penna (o, più precisamente, alla tastiera). Infatti, la prima cosa e, in definitiva, quella più importante, è ricevere un incarico di traduzione.

Esistono diversi modi in cui trovare lavoro, dalla candidatura spontanea mediante e-mail alla visita di fiere di settore in cui presentarsi di persona alle case editrici. Un’altra strada consigliabile è rivolgersi alle agenzie di traduzione, chiedendo di essere inseriti nel loro database di potenziali collaboratori e dando la propria disponibilità per effettuare una prova di traduzione nelle proprie lingue di lavoro.

È un percorso lungo, complesso e, non di rado, frustrante, anche e soprattutto perché spesso non si riceve alcuna risposta (non perché si è manchevoli, ma perché l’educazione del rispondere a una e-mail è rara come una copia autografata della Divina Commedia). Ci siamo passati tutti e non posso che suggerire di armarsi di pazienza, perché fa parte della nostra professione.

Col passare degli anni, tuttavia, ho scoperto un’altra via per trovare lavoro: gli autori indipendenti.
(A questo punto, mi sembra doveroso specificare che qualsiasi cosa dirò sarà legata ad autrici e autori di narrativa di fantascienza e fantasy, i generi che preferisco leggere e in cui sto cercando di specializzarmi anche come professionista. Ma il discorso è identico per tutti gli altri generi.)

Oggi è diventato molto più facile pubblicare per chi scrive, grazie a piattaforme come KDP, Draft2Digital e molte altre. In effetti, è talmente facile che ormai non si contano più i libri pubblicati ogni giorno. È noto che, in buona parte, si tratta di opere che non subiscono un passaggio di revisione da parte di un editor o di un correttore e, spesso, anche le copertine e l’impaginazione lasciano a desiderare. Ciò accade per molti motivi: la fretta di pubblicare, l’eccessiva sicurezza in sé stessi, motivi economici (sono tutti passaggi che costano), ecc. E non si pensi che sia un discorso valido solo per il mercato italiano (benché da noi sia molto più diffuso, tristemente); non si contano le volte in cui in un testo inglese ho trovato “there” al posto di “their” (e viceversa) o “your” al posto di “you’re” (e viceversa), solo per fare due esempi.

In ogni caso, un traduttore si concentrerà sui mercati in altre lingue. Naturalmente, il mercato di riferimento più grande è quello anglofono, anche se non è l’unico.

Lavorare con un autore indipendente presenta alcuni vantaggi per un traduttore.
Innanzitutto, si ha un contatto diretto con chi quel libro l’ha concepito, progettato e scritto. Quasi tutti gli autori indipendenti sono presenti su diversi social e/o posseggono un sito e, perciò, contattarli per fare una proposta non è difficile. (Alcuni possono avere un agente, ma quello è un discorso a parte e che affronterò in un altro momento.)

Un secondo vantaggio è che si concordano le condizioni per la collaborazione direttamente con chi detiene tutti i diritti della traduzione, quindi compensi, tempistica, investimenti, ecc.

Inoltre, nel momento in cui si firma il contratto (anche di quello riparlerò in futuro, fornendo un fac-simile da adattare alle proprie esigenze) e si inizia a lavorare effettivamente sulla traduzione, potremo farlo senza il filtro che comporterebbe una collaborazione con una casa editrice o con un’agenzia letteraria (che a sua volta lavora per una CE, diventando, quindi, il filtro di un filtro, aumentando ancora la distanza tra autore e traduttore). Parlare con l’autore facilita notevolmente il lavoro in caso di dubbi, per esempio. Si ha un contatto diretto, quindi si chiede e si ottiene una risposta rapida.

Naturalmente, non basta saper tradurre e contattare un autore per lavorare nel modo migliore. Infatti, accanto ai vantaggi che comporta il lavoro con un autore indipendente, esistono delle altre parti (che non definirei proprio degli “svantaggi”) che comportano qualche aggiustamento nella mentalità del lavoro del traduttore. Togliendo di mezzo la CE, infatti, è il traduttore stesso che si assume in parte i doveri dell’editore. Scritto così sembra una cosa enorme, lo so, ma non lo è. Si ricordi che se si vuole lavorare con autori indipendenti è assolutamente necessario abbandonare la mentalità da lavoratore dipendente (tu mi dai il lavoro, io traduco, te lo restituisco e tu mi paghi); è fondamentale rendersi conto che si è imprenditori, né più né meno, e che siamo noi stessi a dover gestire tutti gli aspetti della collaborazione col nostro cliente, dalla A alla Z.

Un consiglio: l’ideale sarebbe offrire una squadra. Pochissimi autori stranieri hanno a portata di mano un correttore di bozze italiano, per esempio. Perciò, se ci presenteremo con qualcuno che se ne potrà occupare, toglieremo un grosso peso all’autore, sul quale faremo anche un’impressione molto più professionale. Inoltre, a causa delle condizioni di collaborazione particolari, dovremo anche partecipare attivamente alla promozione del libro tradotto. A tal proposito è un’ottima cosa avere un giro di conoscenze tra blogger, bookstagrammer, pagine e gruppi su Facebook, ecc., da presentare come extra all’autore (una delle prime cose che chiedono è sempre come sarà distribuito il libro; non dimenticate mai che loro non conoscono il nostro mercato) e sarà necessario anche investire in pubblicità a pagamento (ma niente paura, non si parla di cifre assurde).


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