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I fatti loro #2: Giada Abbiati

Quel che fu già scritto

Stilemi

Torna I fatti loro, serie di interviste ad autori indipendenti. Questa volta è l’autrice pavese Giada Abbiati che ha accettato di rispondere a qualche domanda per i miei venticinque lettori.

Giada Abbiati, live and in color

Opere pubblicate:
Saga di Liwaria
1 – Liwaria – La spada di diamante blu

Racconti
La promessa del mercante


Grazie per aver accettato di rispondere a qualche domanda sul tuo lavoro come autore indipendente.

Grazie a te per l’opportunità!

Vuoi iniziare raccontandoci qualcosa di te?

Mi chiamo come una pietra preziosa che purifica l’organismo e combatte i crampi. Vorrei dire che faccio questo effetto, ma è solo la mia passione per i minerali a parlare. Oltre a essere una scrittrice, sono una consulente marketing e una viaggiatrice: scoprire mondi e raccontare storie è proprio parte di me, nella vita e nel lavoro. Amo i dettagli ed è sempre da quelli che parto per dare voce ai miei racconti. Sono minimalista come stile di vita.

Prima di entrare nel tuo mondo, c’è una tua lettura recente che vuoi raccomandare? E perché?

Il libro nero della fame di Gerardo Spirito, edito Moscabianca Edizioni, se volete discendere le viscere di un’Italia divorata dalla rogna. Inòmina di Franz Palermo, self, per farvi trascinare in una storia alla Bella e la Bestia, dove però sono tutte bestie mosse da traumi e contorsioni mentali. Ultimo ma non meno importante, Numbers di Azzurra Pasquali, self. Una lettura distopica leggera e avvincente in una Mantova devastata dalle Guerre Climatiche, in cui ritrovare il senso di gruppo e appartenenza oltre le diversità.

Hai hobby o altri interessi oltre alla scrittura? Cosa fai per evadere dai mondi che crei, per così dire?

Per evadere dalla mente muovo il corpo. Sono cintura nera di kung fu shaolin e quando non mi dedico a questa bellissima arte marziale mi piace muovere i pennelli sulle tele. Non ultimo, viaggio ogni volta che posso!

Restando in tema: scrivere è un lavoro solitario e duro, nella migliore delle ipotesi. Cosa fai per mantenere un equilibrio sano tra la scrittura e il resto della tua vita?

Devo essere brutalmente onesta (è che mi disegnano così): non lo faccio. Per me scrivere è talmente pregnante come attività che ci dedico tutto il mio tempo libero. Chiaro che lo faccio mettendo gli affetti prima della scrittura, ma la cosa bella di avere al tuo fianco chi capisce questo lavoro è che anche quando esageri trovi comprensione e non muri. Certo, non bisogna esagerare.

Un classico: perché hai deciso di iniziare a scrivere?

È una parte naturale della mia espressività dai tempi delle elementari, complice anche una bravissima maestra di italiano che ci orientava verso la scrittura e l’amore per i libri. All’inizio era un puro sfogo creativo, crescendo è diventata una necessità per varie vicissitudini. Sono passata da semplici storielle a storie con disegni fatti da me, alle fan fiction fino a oggi che è una vera e propria professione. Non ho dunque da raccontare rivelazioni in stile apparizioni divine, per me è stato veramente sempre tutto molto naturale: sapevo che prima o poi, oltre i muri che trovavo in coetanei e parenti, qualcuno avrebbe ascoltato la mia voce tramite le storie.

Quanti libri hai già scritto? C’è qualche lezione che hai appreso scrivendo le tue opere?

Al momento ho pubblicato solo Liwaria. La spada di diamante blu, primo romanzo di una pentalogia epic fantasy. Il 25 luglio arriverà anche un racconto extra: La promessa del mercante. Le lezioni che ti impartisce la scrittura a livello professionale sono innumerevoli. La prima è che senza studio e costanza non si arriva da nessuna parte; la seconda è che la scrittura non termina all’ultima parola del romanzo, ma va avanti in maniera costante. Infine, un romanzo non sarà mai perfetto. Questa è sicuramente la più importante che mi porto dietro, dato che sono una perfezionista senza freni. È anche quella che trovo più difficile accettare.

Di solito scrivi in silenzio o con rumori di sottofondo, musica o altro?

Ho sempre una colonna sonora a portata di mano. A seconda della scena imposto la musica di sottofondo. Spazio dai Two steps from hell a Hans Zimmer, agli Audiomachine. Mi aiuta tantissimo a impostare il tono delle scene e il ritmo di scrittura.

Quali sono i tuoi generi e cosa ti ha spinto a sceglierli? C’è un genere che vorresti assolutamente provare, ma che per un qualsiasi motivo non hai ancora affrontato?

Scrivo letteratura fantastica. Allo stato attuale mi sto mantenendo sull’epic fantasy in quanto è il genere che mi ha iniziata a questo bellissimo mondo. Ho già in mente però altre declinazioni del genere che vanno dal fantasy storico allo steampunk fino agli intramontabili pirati. Vorrei tantissimo scrivere un distopico, ma per ora attendo. In generale, non mi scosto dall’epic perché vorrei prima finire la saga, altrimenti i miei lettori mi ammazzano. Non sono Martin!

Qual è la cosa che ami di più dell’essere un autrice/autore indipendente? Cosa vorresti vedere di più in quel campo?

Sono una persona a cui piace costruirsi la strada da sola e prendere le redini dei propri risultati. La via dell’indipendente è perfetta per me proprio per questo, oltre al fatto che non c’è nulla di più divertente che applicare quello che faccio come consulente marketing su me stessa. Chi mi segue sa quanto io martelli sulla serietà della professione di scrittori e nella promozione. Nell’editoria indipendente preferirei vedere un approccio meno amatoriale e più professionale, sia nella produzione dei romanzi che nella promozione. Tuttavia, sicuramente quello che vorrei vedere di più è meno pregiudizio e più considerazione dei romanzi indie a pari di quelli editi da case editrici.

Hai autori preferiti? Sei influenzato da loro nella tua scrittura?

N.K. Jemisin e Haruki Murakami sono i miei preferiti, al momento. Di Murakami mi porto dietro principalmente lo stile evocativo, i significati dietro le cose che non sempre possono essere spiegati. Della Jemisin apprezzo lo stile asciutto e stilettante che affonda in profondità e la costruzione di personaggi anticonvenzionali e memorabili. Lei sa spezzare la figura dell’eroe andando nel grigio in maniera molto umana, senza estremizzare. Cerco di portarmi un po’ di entrambi in ciò che scrivo, ma ne ho di strada da fare!

Come caratterizzeresti il tuo stile di scrittura?

Un po’ lirico. Amavo studiare poesia a scuola e mi trascino ancora dietro questo aspetto. Da viaggiatrice, poi, mi piace evocare la bellezza dei luoghi o il contesto socio-culturale. Quindi nei miei scritti si ritrova questo stile evocativo, che con pennellate decise dipinge il tutto senza però cadere nel didascalico. Uso metafore per caricare di significato e vado nei dettagli per rendere scene e personaggi più vividi. A volte risulto un po’ maniacale, forse, ma è molto divertente.

Genere di personaggi preferiti?

Personaggi spezzati. Quelli che li devi un po’ rimettere assieme, magari con una bella tecnica di kintsugi. Non sopporto i personaggi perfetti e ancora meno le esagerazioni che si vedono in diversi romanzi, con questi protagonisti al limite dell’isterismo e dell’adolescenza. Mi piace molto la sfera psicologica e quindi voglio vedere come ogni evento influisce sulla percezione che il personaggio ha della vita. E questo non succede con reazioni plateali, ma nei gesti più semplici e nelle connessioni con la storia e gli altri personaggi.

Quanto c’è di te nei tuoi personaggi? E nelle tue storie?

Di me metto solo schegge. Qualche riferimento qua e là e niente di più, preferisco non mischiarmi alle mie storie. Sono già fin troppo da sopportare così per dovermi pure sorbire tra le pagine!

Scegli uno dei tuoi libri e descrivilo con tre aggettivi.

Per forza di cose posso scegliere solo Liwaria. La spada di diamante blu.

Spezzato. Corale. Gelido.

Esiste un tema che accomuna tutti i tuoi libri? Se sì, parlacene.

Allo stato attuale, avendo un libro solo, è difficile dare una risposta certa. Se dovessi fare una stima per i prossimi che usciranno, compresi quelli al di fuori della saga di Liwaria, immagino che con molta probabilità avranno come temi ricorrenti l’inadeguatezza, la difficoltà a trovare un posto nel mondo e l’importanza dell’ambiente.

Ti è successo di incontrare delle scene particolarmente difficili da scrivere? Te la senti di parlarcene?

Credo che queste scene capitino più o meno a tutti gli autori. Per quanto mi riguarda, le scene più difficili per me sono quelle di interiorità della protagonista. È un limbo sospeso tra la negazione e il tumulto, in cui la freddezza è una necessità ma al contempo non può essere l’esclusiva. Non mi stupisco, in effetti, che Hilya sia uno dei personaggi meno apprezzati da un punto di vista empatico: è difficile scrutare oltre una lastra di ghiaccio. Se ti sforzi, però, vedi l’orrore che c’è sotto e sei in fondo un po’ felice di non poterlo avere del tutto davanti agli occhi. Ecco, credo che questa descrizione renda bene quanto siano difficili per me queste scene.

Si dice di non giudicare mai un libro dalla copertina, ma è proprio quella la prima cosa che deve catturare un potenziale lettore. Come crei le tue copertine? Lo fai tu o preferisci appoggiarti a professionisti?

Non ho competenze grafiche, quindi mi appoggio senza dubbio a professionisti. Al momento sto collaborando con la bravissima Giulia Calligola, che consiglio a potenziali indipendenti che stanno leggendo questa intervista. Tuttavia, mi sento di dire questo riguardo alle copertine: i designer sono fondamentali e vi accompagnano nei meandri della grafica là dove non sapete tradurre ciò che avete in mente, ma fate sempre una ricerca di mercato prima, per capire come rendere la copertina efficace da un punto di vista del mercato. Ci sono troppe copertine belle ma che traggono in inganno.

Hai una citazione preferita dal tuo ultimo libro pubblicato? Dicci, dicci.

“Benvenuto nel mondo reale. Quello in cui gli dei dimenticano in fretta.”

Stai lavorando su nuovi progetti? Puoi rivelarci qualche dettaglio?

Il 25 luglio uscirà il racconto extra di Liwaria La promessa del mercante, una storia marinaresca che vede al centro Aleor, il padre della protagonista della saga. Questo breve racconto vi trascinerà nel lato più piratesco di Liwaria, cercando di rispondere a un’unica domanda: può la promessa di un marinaio essere rispettata? Sarà disponibile in ebook su Amazon ed è ambientato prima dei fatti narrati in Liwaria. La spada di diamante blu. Nel frattempo, sto già lavorando alla stesura di Liwaria 2 (titolo provvisorio), secondo volume della saga. A riguardo non posso dire molto, se non che ho fatto impazzire la mia editor con la scaletta e che i lettori dovranno aspettarsi un bel po’ di casini e cupi segreti.

Concludiamo con una massima per chi leggerà l’intervista.

Long may the rooster shine (chi mi segue coglierà il disagio).

Ultimissima domanda: perché indipendente?

Come dicevo sopra, voglio essere io a curare tutti i passaggi editoriali. Tuttavia, ritengo che il cosiddetto do-it-yourself nonostante le pecche abbia in sé un potere molto forte. Spezza l’omogeneità imposta dalle grandi case editrici, dimostra che il mercato è disposto ad accogliere molto più di quanto non sembri, dà vita a storie memorabili. Dal basso si ottengono sempre le rivoluzioni più incisive. Fu così ai tempi per la musica – e non solo – e può essere così anche oggi nell’editoria. Purché sia fatto con professionalità, naturalmente.

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